Un nome, una garanzia. La Spaccapietre contro i calcoli renali.

Cos’è

La Spaccapietre (nome scientifico Phyllantus Niruri) è un piccolo arbusto alto 30-40 cm, originario delle foreste fluviali dell’Amazzonia e di altre regioni tropicali. Questa piccola pianta venne denominata a suo tempo dai colonizzatori spagnoli “Chancapiedra” (Spaccapietra, appunto), perchè generazioni di indigeni Amazzoni la usavano come rimedio immediato per la calcolosi renale, vescicale, ed altri disturbi urinari.

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A cosa serve

A dimostrare l’efficacia del Phyllantus nella cura di calcoli renali e affini ci hanno pensato, oltre a millenni di utilizzo in America del Sud, anche recenti studi scientifici internazionali, che hanno confermato la sua utilità non solo in fase di prevenzione di calcoli, renella e conseguenti infiammazioni, ma anche e soprattutto nel trattamento di disintegrazione ed eliminazione dei cristalli, che vengono ridimensionati ed espulsi velocemente attraverso le urine, riducendo allo stesso tempo i fenomeni infiammatori dell’apparato urinario tipicamente connessi a questo tipo di problematiche.

 

La Spaccapietre viene tradizionalmente usata anche contro le coliche, il diabete, la dissenteria, la febbre e il mal di gola, grazie ai suoi effetti dimostrati come epatoprotettore, antivirale e antipiretico.

 

Come si prende

La Spaccapietre si trova in commercio sotto forma di capsule, da assumersi ai pasti principali per 2-3 mesi consecutivi. Dopo una settimana di pausa, si riprende il ciclo.

 


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Olio essenziale di arancio. Ovvero: come portare il sole in casa anche se abiti a Varese.

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Sui social si sprecano le vignette e le battute su Varese e il suo famoso bel tempo. E vorremmo ben vedere, con il muschio che ci cresce dietro le orecchie da sei mesi a questa parte.

Nonostante la sfortuna di essere nati in una delle province più piovose d’Italia, però, possiamo non rassegnarci ad una vita di deumidificatori, calzini ad asciugare nel forno, muffa sul soffitto e vetri rigati. Come? Portando il profumo e il calore del sole in casa con l’aromaterapia e, nello specifico, con l’olio essenziale di arancio.

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In aromaterapia, infatti, utilizzare l’olio essenziale di arancio dolce è un po’ come carpire l’essenza stessa del sole, la sua vitalità ed energia.

Aiuta nei momenti di tristezza, allevia ansia e stress, riequilibra la mente, calma, rende positivi, rasserena donando allegria, “scalda” favorendo anche la sensualità sopita (visto che già fuori piove, tanto vale restare in casa a divertirsi).

Sul corpo agisce migliorando la circolazione linfatica e periferica, cosa che lo rende un prodotto eccezionale da utilizzare contro adiposità localizzate e inestetismi dovuti a cellulite. Inoltre agisce su tutti quei disturbi che colpiscono l’apparato digerente come iperacidità, gonfiori addominali, gastrite, dispepsie. Presenta anche proprietà espettoranti e diuretiche.

Come profumatore di ambienti si sposa perfettamente con cannella, per un effetto “scalda inverno” ed eucalipto per purificare l’aria e favorire i processi di guarigione dei piccoli malanni di stagione.

Per lo zodiaco, l’olio essenziale di Arancio dolce è collegato ai segni dell’Acquario e dei Pesci.

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Baciami sotto il vischio. Proprietà e significato dell’erba sacra dei Druidi.

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Capodanno, tempo di Vischio. Fresco, essiccato o spruzzato di vernice dorata, è di regola tenerne un mazzetto appeso alla porta sotto cui baciarsi alla mezzanotte del 31 dicembre, secondo una tradizione nordamericana ormai adottata anche da noi, per la quale servirebbe ad attirare fortuna in amore nel nuovo anno.

Il significato simbolico di questa pianta è legato però soprattutto alla tradizione nordeuropea. I Galli la chiamavano “la pianta che guarisce tutto”, mentre i Celti credevano che nascesse là dove cadevano i fulmini. Trattandosi di un sempreverde parassita, e non essendo quindi ai loro occhi né un cespuglio né un albero vero e proprio, veniva considerato un canale di comunicazione tra il mondo umano e quello divino, ricoprendo perciò un ruolo fondamentale in tutti i riti dei Druidi legati alla buonasorte, alla fortuna e alla vita.

In erboristeria viene in realtà utilizzato ampiamente per le sue proprietà ipotensive: contribuisce cioè ad abbassare la pressione in stati ipertensivi di varia origine, ma deve essere somministrato attentamente e nella corretta posologia data la sua alta tossicità.

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Post-abbuffate: azione urto per disintossicarsi e sgonfiarsi prima di Capodanno!

Ci siamo lasciati alle spalle il cenone della Vigilia, il pranzo pantagruelico di Natale e quello di Santo Stefano, patrono degli avanzi del giorno prima. Ci attende però ancora la notte di Capodanno con kg e kg di zampone, cotechino e lenticchie, infinite fette di pandoro con litri di crema di mascarpone e, per finire, la calza della befana ripiena di tutto quello che durante l’anno evitiamo (?) accuratamente.

Ci sentiamo già gonfi, con due kg in più per coscia, e leggermente disturbati di stomaco.

Dal momento che la maratona culinaria delle feste ci concede qualche giorno di tregua, è fondamentale approfittarne e permettere al nostro corpo di tirare il fiato con una breve ma efficace cura disintossicante. Una cura che, siamo chiari, non vi farà perdere subito quello che avete accumulato in tre giorni di abbuffate, ma che vi aiuterà a eliminare una buona parte di tossine, lasciandovi più leggeri e sgonfi.

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Prima di tutto è fondamentale ricordare i due cardini di ogni trattamento depurativo: acqua e movimento. Aumentate la quantità di liquidi da assumere durante il giorno (le bollicine non valgono!) e aggiungete anche solo 30-40 minuti di attività fisica al giorno: basta una passeggiata fuori casa, non sta più piovendo (quindi non avete scuse), e l’aria frizzante dell’inverno è la cura migliore per risvegliare il fisico intorpidito!

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Fate il pieno di agrumi al mattino, limitate i carboidrati dopo le 17, optate per proteine cucinate in maniera leggera (pesce al vapore con aneto, buonissimo e povero di calorie, carne di pollo alla piastra con limone e coriandolo, tacchino marinato in salsa di soia – scegliete quella con poco sale- e curry… sono solo alcune idee), e ovviamente, consumate tanta verdura, anche sotto forma di frullati e smoothie (banana ghiacciata e spinaci… lo so che sembra un’eresia, ma è buona!). Alla sera optate per zuppe, zuppe, e ancora zuppe. Vellutate di carote, zucca, porri, piselli, a cui aggiungere zenzero e curcuma per attivare il metabolismo, nutrire senza appesantire e facilitare la funzionalità di fegato ed intestino.

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Per aiutare il fegato stressato dai mille brindisi di questi giorni, le erbe a cui rivolgersi sono: bardana (efficace anche nel combattere i brufoli post-stravizi che compaiono puntuali il 26 sera mentre siete al cinema), genziana, carciofo e, sopra tutti, tarassaco.

Una tisana a base di un mix di queste erbe, consumata a stomaco vuoto appena svegli, aiuta a disintossicare il fegato con effetti positivi su tutto l’organismo.

Se invece gli infiniti antipasti, le salsine improbabili sui crostini e la frutta secca durante la tombola vi hanno lasciato qualche problemino intestinale, la soluzione migliore è l’Aloe Vera. Lenitiva, disintossicante e depurativa, è il miglior aiuto per liberarvi degli eccessi che non se ne vogliono andare da soli… Tre cucchiai al giorno di succo puro al 100% e vi sentirete come nuovi.

Per sgonfiarvi infine dai liquidi in eccesso, utilissima è la nostra TISANA 10 D: diuretica e dimagrante, contiene tutte erbe note da sempre per le loro proprietà depurative, dal finocchio alla betulla, dalla gramigna agli stimmi del mais, dai peduncoli di ciliegia al tiglio, più un pizzico di fucus per rimettere in moto il metabolismo. Una tazza al mattino ed una al pomeriggio, e vedrete la differenza prima dell’anno nuovo.

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Se non vi sentite ancora abbastanza esperti per creare da zero una tisana, potete optare in tutta sicurezza per una delle nostre miscele già pronte e specifiche per risolvere i piccoli problemi del dopo-feste:

 TISANA 12: Depurativa per il fegato

TISANA 12 BIS: Depurativa per il fegato e digestiva

TISANA 10 D: Diuretica e dimagrante (da assumere mattino e pomeriggio)

TISANA 10 M: Lassativa e dimagrante (da assumere la sera)

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Rosa dentro e fuori: la nuova vetrina

Questa settimana ci sentiamo molto rosa! Ottimisti, positivi, buoni e pieni d’amore per tutti!

Non resteremo così forse a lungo, quindi correte in negozio a fare il pieno di rosa finchè dura!

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La vie en rose, ovvero di come circondarsi di rosa migliora la vita.

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Credo nel rosa.
Credo che ridere sia il modo migliore per bruciare calorie.
Credo nei baci, molti baci.
Credo nel diventare forte quando tutto sembra andare storto.
Credo che le ragazze belle siano quelle felici.
Credo che domani sarà un altro giorno, e credo nei miracoli.
Solo chi non crede nei miracoli non è abbastanza realista.
(Audrey Hepburn)

IL ROSA: SIGNIFICATO NELLA CROMOTERAPIA E NELLA PSICOLOGIA DEI COLORI

Il rosa è il colore dell’amore, della compassione e dell’accudimento. Si collega all’amore incondizionato e alla comprensione, all’idea di offrire e ricevere nutrimento (fisico, spirituale o emotivo che sia).

Combinazione di rosso e bianco, il rosa contiene la spinta ad agire tipica del rosso, che aiuta a tirar fuori tutto il nostro potenziale, e l’introspezione del bianco, che stempera gli eccessi di energia del rosso.

La passione del rosso viene addolcita dalla purezza del bianco, dando vita ad un colore femminile, romantico, intimo, accogliente, dominato dall’energia gentile dell’amore nella sua forma più equilibrata e sana.

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Il rosa è il colore dell’istinto e dell’introspezione, di chi ha il coraggio di dimostrare tenerezza, della gentilezza che nasce dall’empatia e dalla sensibilità, ma anche di chi sente il bisogno di essere accettato ed amato incondizionatamente.

Secondo la psicologia dei colori, il rosa è simbolo di speranza. È un colore positivo, che ispira sensazioni calde e confortevoli. Il rosa calma e rassicura le nostre energie emozionali, alleviando sentimenti di rabbia, aggressività, rancore, scoraggiamento e sfinimento. Studi scientifici hanno dimostrato che l’esposizione al colore rosa (ad esempio in una stanza con le pareti di questo colore) ha un effetto calmante sul sistema nervoso. 

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LA ROSA: LINGUAGGIO DEI FIORI, MITOLOGIA, ZODIACO

La rosa è senza dubbio il fiore per eccellenza, il cui significato primario di amore e passione è universalmente riconosciuto.

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Nella mitologia, la rosa è associata ad Afrodite prima e a Venere poi, dee dell’amore e della bellezza, spesso rappresentate con rose nei capelli, al collo o ai piedi.

Nella tradizione Cristiana, si dice che un cespuglio di rose fosse sbocciato ai piedi della croce di Cristo, mentre il sangue di quest’ultimo è spesso paragonato ad una rosa rossa, che diventa qui simbolo di sacrificio.

Nei Tarocchi la rosa è considerata simbolo di equilibrio e misura. La bellezza della rosa diventa un’espressione di promessa, di nuovi inizi e di speranza. Si trova negli Arcani Maggiori del Bagatto (o Mago), della Forza, della Morte, del Matto, tutti fortemente legati ad un significato di equilibrio.

Rose dai colori diversi hanno significati diversi. La rosa rosa, nello specifico, è collegata all’amore puro, alla giovinezza, all’innocenza e alla guarigione.

Segno zodiacale correlato: Toro

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Alghe buone non solo nel Sushi: le proprietà della Klamath

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Cos’è?

L’alga Klamath è in realtà un insieme di alghe, di colore verde-azzurro, che prende il nome dall’omonimo lago in cui nasce e cresce spontanea. Il “Klamath Lake”, nell’Oregon, è uno dei laghi tra i più incontaminati e ricchi di depositi minerali vulcanici che esistano oggi sul pianeta. La ricchezza di elementi nutritivi dell’alga Klamath è resa assolutamente unica dalle condizioni ideali in cui cresce: acqua pura, 300 giorni di sole l’anno, continuo rifornimento di materiali di origine vulcanica, inverni freddi che ne stimolano la produzione di importantissimi acidi grassi essenziali. Queste alghe verdi-azzurre si riproducono con un ritmo di crescita esponenziale elevatissimo, quadruplicandosi ogni quindici minuti circa. Poiché meno dell’1% di esse viene raccolto, il restante 99% ricade sul fondo fertilizzandolo ulteriormente. Dopo essere state raccolte in estate, le alghe vengono raffreddate in un serbatoio fino a raggiungere una temperatura di circa 1°C.
Verranno poi sottoposte ai processi di micro-filtrazione, purificazione e infine liofilizzate e immesse sul mercato.

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A cosa serve?

L’alga Klamath, per secoli utilizzata dalla tribù degli indiani locali, è considerata la “regina” delle microalghe verdi-azzurre perché è l’unica specie commestibile per l’uomo che cresce spontanea, e rappresenta non solo il cibo più completo ad oggi conosciuto, ma anche il più assimilabile in assoluto. Si tratta di uno dei nutrienti più ricchi di proprietà presenti in natura, dai molteplici benefici:

  • Antiossidante: contrasta l’azione ossidante e invecchiante dei radicali liberi grazie all’elevata concentrazione di acidi grassi, beta-carotene e clorofilla, mantenendo giovani i tessuti.
  • Vitaminica: l’alga Klamath è ricca di vitamine in quantità proporzionate facilmente assimilabili, favorisce il ricambio cellulare e la metabolizzazione del ferro

  • Energizzante e tonificante: grazie agli oligoelementi, combatte la stanchezza e stimola le difese immunitarie. Ottima come ricostituente nei cambi di stagione o per ridurre lo stress fisico in momenti particolarmente intensi e provanti.

  • Stimolante cerebrale: grazie alla clorofilla e al gran numero di vitamine e amminoacidi contenuti, l’alga klamath aiuta a migliorare le prestazioni cerebrali, determinando una maggior chiarezza mentale e aumentando la concentrazione.

  • Dimagrante: ottimo coadiuvante in tutte le diete dimagranti, l’alga Klamath attenua la fame nervosa, favorisce un corretto drenaggio dei liquidi e previene i cali di zuccheri frequenti in chi segue una dieta ipocalorica. Agisce inoltre sul senso di sazietà, aiutando a controllare l’appetito.

  • Per gli sportivi: la Klamath è una fonte naturalmente ricca di arginina, utile per la costruzione e la definizione del tessuto muscolare.

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Perché fa bene?

L’alga Klamath deve le sue numerose proprietà alla ricchezza dei suoi elementi nutritivi:

  • elevate quantità di clorofilla, pigmento dotato di proprietà depurative e protettive;
  • uno spettro completo e bilanciato di ben 13 vitamine. Una delle più elevate fonti di vitamine del gruppo B e di vitamina K (fondamentale per le ossa). Possiede la più alta concentrazione di vitamina B12 assimilabile, essenziale per l’energia e la salute del sistema nervoso e cardiovascolare;
  • oltre 60 minerali, tra macrominerali (ferro, calcio ecc.) e oligoelementi (boro, cromo, vanadio ecc.) in una forma organica completamente assimilabile;
  • acidi grassi essenziali Omega-3 e Omega-6 nella proporzione ottimale;
  • alta quantità e qualità di betacarotene associato ad altri 14 carotenoidi, in quella che è probabilmente la più ampia orchestra di sostanze antiossidanti;
  • proteine complete: è l’unico cibo con tutti i 20 amminoacidi in proporzioni che li rendono completamente assimilabili;
  • ricca di ficocianine (10-15% del peso a secco), una delle più potenti sostanze antinfiammatorie naturali;
  • contiene feniletilammina, una molecola che svolge una potente azione di stimolo cerebrale e neurologico;
  • ha una parete cellulare priva di cellulosa, che la rende completamente digeribile e, grazie anche alle proporzioni ottimali di tutti i suoi nutrienti, perfettamente assimilabile.


Ci sono controindicazioni?

L’alga Klamath non presenta particolari controindicazioni, a condizione che il suo utilizzo non sia eccessivo. In caso di sovradosaggio potrebbero infatti comparire nausea o mal di stomaco accompagnato da dissenteria. In questo caso è necessario diminuirne l’assunzione.
In caso di gravidanza o allattamento, se ne sconsiglia l’uso.

Come si prende? 

L’alga Klamath si trova in erboristeria sotto forma di compresse. La dose giornaliera consigliata è quella di 3-4 tavolette al giorno, con abbondante acqua e lontano dai pasti.

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Bacche di che? Goji: l’elisir cinese di lunga vita

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Che cosa sono?

Le bacche di Goji sono il frutto di una pianta (Lycium Barbarum) che cresce spontanea in Cina, Tibet, Mongolia e sulle pendici dell‘Himalaya. Il Goji appartiene alla famiglia delle solanacee (la stessa di melanzane, pomodori, patate, peperoncino e peperoni). Queste bacche, arrivate solo negli ultimi anni in Europa, dove è cominciata ora la loro coltivazione, sono invece conosciute e usate ampiamente da millenni in Oriente, dove sono considerate un elisir di lunga vita, in grado di mantenere l’organismo in buona salute per molti anni, grazie ai loro molteplici benefici. Per i monaci tibetani e per la medicina tradizionale cinese queste bacche sono così preziose da aver meritato la nomina di “Diamanti Rossi”.

A cosa servono e perché fanno bene?

I frutti rossi di Goji sono innanzitutto ricchissimi di antiossidanti naturali, il che li rende alleati perfetti nella lotta ai radicali liberi, sia dal punto di vista estetico per mantenere la pelle elastica e giovane, sia, ben più importante, per assicurare un effetto benefico per i tessuti dell’organismo. Secondo la scala del grado di capacità antiossidante (tasso Orac), le bacche di Goji rappresentano il grado più elevato, 25300 contro i 7700 del lampone nero e 13120 del cioccolato fondente, alimenti noti per le loro proprietà antiossidative. Recenti studi hanno comprovato l’efficacia delle bacche di Goji nella prevenzione delle malattie tumorali legate alla pelle, nonché la loro capacità di rallentare il moltiplicarsi delle cellule malate in caso di cancro alla pelle.

Altra importante proprietà del Goji è quella antinfiammatoria: i suoi frutti, ricchi di vitamine e di sali minerali, presentano un’alta concentrazione di acidi grassi essenziali e di componenti considerati benefici in particolar modo per la salute degli occhi, come il betacarotene, la luteina e la zeaxantina.

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Tra i dati più significativi è da sottolineare sicuramente il contenuto di Vitamina C, che sarebbe superiore di 500 volte rispetto a quello delle arance.

L’alto contenuto di rame, ferro, fosforo e manganese aiuta a regolare il metabolismo energetico, mentre la combinazione vincente di zinco e cromo attiva il metabolismo dei macronutrienti offrendo un valido aiuto nelle diete. Inoltre, grazie alla potente concentrazione di potassio e magnesio aiutano ad aumentare la resistenza muscolare.

Infine, i polisaccaridi, in associazione con le fibre presenti nelle bacche, hanno rivelato anche una buona attività probiotica, favorendo la crescita e lo sviluppo di flora benefica a livello intestinale, che garantisce una regolarizzazione della risposta immunitaria, anche in caso di allergie.

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Come si prendono?

Le bacche essiccate di Goji si trovano sfuse in erboristeria, dove vengono vendute a peso. Di colore rosso, hanno un sapore dolciastro che le rende gradevoli anche “al naturale”, oppure aggiunte a yogurt o gelati. La dose giornaliera consigliata è di circa 1-3 cucchiai. Altre tipologie di assunzione sono il frullato e la tisana.

Frullato: unire una tazza di bacche di Goji, una di frutti di bosco misti, una mela e latte di soia o succo d’arancia a piacere. Frullare e completare con una spolverata di cacao amaro in polvere o cannella a piacere.

Tisana: portare a ebollizione una tazza d’acqua, aggiungere una manciata di bacche, lasciare in ebollizione per due-tre minuti e dolcificare a piacere. Si può sostituire all’acqua una tazza di tè verde, per aumentare l’effetto antiossidante. Non dimenticatevi di mangiare le bacche rimaste nella tazza una volta finita la tisana!

 Hanno controindicazioni?

L’assunzione delle bacche di Goji viene consigliata a tutti coloro (adulti, bambini, anziani, sportivi) che scelgono di adottare uno stile di vita sano, e a coloro che hanno bisogno di tenere sotto controllo il peso corporeo. Possono essere assunti da chiunque, anche in gravidanza, e sono indicati soprattutto in tutti i casi di stress, affaticamento, sbalzi di umore. Sono sconsigliati solo a chi soffre di allergia ai pomodori o è sottoposto a terapie con anticoagulanti.

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Furore, Banca del latte e tette (non più) vuote: la tisana galattogena dell’Erboristeria della Motta

                                            
“… Il ragazzo venne di nuovo al fianco della mamma, e spiegava: “Io non sapevo. Lui diceva sempre che aveva già mangiato e che non aveva fame. Ieri sera sono andato fuori, e ho rotto una vetrina per rubare del pane. Gliel’ho fatto mangiare, ma l’ha vomitato tutto, e dopo era più debole di prima. Bisognerebbe dargli del brodo o del latte. Avete denaro per comprare un po’ di latte?”
“Zitto, non ti preoccupare. In qualche modo si provvede.”
D’un tratto il ragazzo gridò: “Ma muore, vi dico! Muore di fame!”
“Zitto,” disse la mamma. Guardò il babbo e zio John, che stavano in piedi vicino all’uomo malato guardandolo con occhi impotenti. Poi guardò Rosa Tea avviluppata nella coperta, e aspettò d’incontrarne lo sguardo. Allora le due donne si lessero profondamente negli occhi, e Rosa Tea prese a respirare in fretta e affannosamente.
Poi disse: “Sì.”
La mamma sorrise: “Ero certa!” Si guardò le mani, abbandonate in grembo.
Rosa Tea bisbigliò: “Fai… fai andar via tutti?” e la mamma la rassicurò con un cenno del capo. Ora il suono della pioggia sul tetto era soltanto un fruscìo.

Per un minuto Rosa Tea continuò a sedere nel silenzio frusciante del fienile.
Poi si alzò faticosamente in piedi aggiustandosi la coperta attorno al corpo, si diresse a passi lenti verso l’angolo e stette qualche secondo a contemplare la faccia smunta e gli occhi fissi, allucinati. Poi lentamente si sdraiò accanto a lui. L’uomo scosse lentamente la testa in segno di rifiuto. Rosa tea sollevò un lembo della coperta e si denudò il petto. “Su, prendete,” disse. Gli si fece più vicino e gli passò una mano sotto la testa. “Qui, qui, così”. Con la mano gli sosteneva la testa e le sue dita lo carezzavano delicatamente tra i capelli. Ella si guardava attorno, e le sue labbra sorridevano, misteriosamente.”
(J. Steinbeck, “Furore”, 1939)
 
Di Furore, il capolavoro di John Steinbeck, è leggendario soprattutto il finale. Quando, al termine della terribile, dolorosa, epica traversata dell´America versa il mito di una sognata California dove tutto dovrebbe essere facile e dove tutto è miserando e difficile, Rosa Tea, la giovane donna del clan degli Joad, che ha appena perso il suo bambino neonato, offre il latte del suo seno a uno sconosciuto, un poveraccio che sta – letteralmente, come tanti, come gli infiniti poveri di questo libro e di queste storie vere – morendo di fame. (Irene Bignardi , La Repubblica.it, 2002)

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Avevo bisogno di esorcizzare l’argomento di questo post donandogli valore letterario. Per questo ho scomodato anche Steinbeck. Dio solo sa infatti quanto mi sia difficile scrivere questo pezzo. Anzi, già solo le mie amiche che mi conoscono abbastanza bene possono immaginare quanta fatica mi costi stare qui a scrivere di cose alla cui vista solitamente mi si rizzano i peli sulla schiena come ai coyote.

Parliamo di tette. E fin qui nessun problema. Se non che, si tratta di tette con latte. E allora sì che il discorso si fa difficile. Perché già normalmente mi sento male solo a sentir parlare di “bei pancioni”, “esserini che scalciano”, “fagiolini” e “gamberettini”. Ma quando il “fagiolino” è nato, la dolce mammina spesso e volentieri terrorizza le ignare amiche senza figli dipingendo scenari apocalittici in cui le protagoniste sono sempre e solo, appunto, le tette. Tette con ragadi, tagli sulle tette, morsi alle tette, piaghe sulle tette. Tette senza latte, tette doloranti, tette sbattute in faccia alla gente seduta al tavolo a fianco al bar, al ristorante, sul sedile di fronte del treno, in coda al supermercato. Tette private di ogni reminiscenza estetica, meri strumenti alla mercé di poppanti egoisti e insaziabili.

Ed io, che sto all’istinto materno come Belen alla discrezione, ho deciso di espiare i miei peccati da amica acida e insensibile aiutando le (future) puerpere su uno dei problemi più spinosi e più temuti in quanto a tette da mamma: la mancanza di latte.

Che è una questione seria, sulla quale c’è poco da scherzare, e per la quale l’erboristeria è in grado di offrire una soluzione efficace, semplice ed economica, consigliata anche dalla Banca del Latte di Milano (se volete sapere cos’è la Banca del Latte, cliccate qui): la tisana galattogena.

Si tratta di una miscela che utilizza fiori, semi e foglie essiccate di erbe dalle riconosciute proprietà galattofore, cioè che stimolano la montata lattea e aumentano la produzione di latte materno: sambuco, galega, luppolo, fieno greco, cumino, anice, finocchio.

  • Cumino: è una spezia originaria del Turkestan, in Asia occidentale. Utile per dare sollievo ai tipici disturbi gastrici, combatte la formazione di gas intestinali e aiuta nella digestione. Si utilizza nella miscela fino al terzo mese di vita del bambino perché aumenta le potenzialità delle altre erbe gallatofore, facendo sì che si produca più latte, e allo stesso tempo è di grande aiuto nel prevenire le coliche del bambino, che lo assume indirettamente tramite il latte della mamma.
  • Galega: pare che questa pianta sia in grado di aumentare la produzione del latte fino al 50% in più. Grazie al contenuto di bioflavonoidi regola la naturale produzione degli ormoni femminili e quindi il loro equilibrio. Tra le sue molteplici qualità ha la capacità di contrastare la produzione di gas intestinali riducendo anche nel bebè le coliche neonatali, favorisce la diuresi, combatte le infezioni febbrili e aiuta a mantenere sotto controllo il valore degli zuccheri nel sangue (glicemia)

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  • Finocchio: è una pianta molto nota per l’elevato contenuto di fitoestrogeni, veri e propri estrogeni naturali che aiutano a mantenere il giusto equilibrio degli ormoni femminili nel corpo della mamma. Per questo motivo è ritenuta molto efficace e utile per l’incremento della produzione di latte, oltre ad avere il vantaggio di stimolare la diuresi, favorire la digestione e combattere la fermentazione intestinale nel bambino.

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  • Fieno greco: ottimo ricostituente per la mamma.
  • Anice: come il finocchio, contiene molti fitoestrogeni che stimolano la produzione di latte materno. Migliora inoltre la digestione, favorisce la circolazione del sangue e aiutale funzionalità del fegato. Da sottolineare che conferisce al latte materno un sapore dolciastro molto gradito al neonato.

La tisana galattofora, che vi verrà preparata al momento in erboristeria miscelando in maniera equilibrata le diverse erbe per ottenere un’efficacia ottimale, si ottiene prendendo tre cucchiai rasi di erbe da far bollire per circa tre minuti in un litro di acqua. Dopo aver lasciato il decotto in infusione per una decina di minuti, la tisana è pronta per essere filtrata e consumata durante tutto il giorno.

Ed ora che ho espiato le mie colpe, posso tornare felicemente ad occuparmi solo di libretti, erbette, cagnolini e gattini… lasciando a voi tette (non più vuote) e bambini.

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23 ottobre 2013 · 15:58

Oli essenziali e zodiaco

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Vi siete mai chiesti perchè siete sempre attratti dagli stessi odori o profumi, mentre altri vi repellono immediatamente, pur piacendo molto magari alla vostra migliore amica? Perché certe profumazioni vi danno un senso di tranquillità e benessere, mentre altre riescono letteralmente ad innervosirvi? Perchè lo stesso profumo di vaniglia che per voi è una coccola, per vostro fratello è un pugno nello stomaco? Molto potrebbe dipendere dal vostro segno zodiacale. C’è uno stretto legame infatti tra astrologia ed aromaterapia, e noi vi spieghiamo perchè.

Gli oli essenziali, come tutti gli odori, sono gli unici stimoli sensoriali in grado di saltare i filtri della corteccia cerebrale per giungere a stimolare il cosiddetto “cervello libico”, sede della memoria e delle emozioni. Allo stesso modo, sul piano fisico, riescono a superare le barriere della pelle raggiungendo la circolazione periferica e da qui i diversi organi. Ma c’è di più: un’incredibile caratteristica degli oli essenziali è quella di sapere operare una “selezione”, in virtù della legge di analogia a cui partecipano. Sono cioè in grado di raggiungere il proprio “simile” (fisico, mentale o emozionale) per intervenire ad armonizzarne eventuali squilibri, come un diapason che accorda uno strumento musicale. Gli oli essenziali vengono attualmente divisi in tre “note”, a seconda del loro grado di volatilità.

Note di testa (o nota alta)

Vi appartengono gli oli essenziali estremamente volatili, con aroma rinfrescante, quali quelli di arancio, bergamotto, limone, pompelmo, mandarino, lemongrass, eucalipto, menta, verbena. Hanno un’azione dinamica, stimolante, euforizzante.

Note di cuore (o nota di centro)

Vi appartengono gli oli essenziali mediamente volatili, con aroma floreale, quali quelli di camomilla, lavanda, neroli, rosa, gelsomino, geranio, ylang-ylang, melissa, mirto, petit grain, salvia sclarea. Hanno un’azione armonizzante, sensuale, di grande apertura alla vita e alle relazioni.

Note di base (o nota  bassa)

Vi appartengono gli oli essenziali poco volatili, con un’ aroma forte e penetrante, quali quelli di cannella, pino, vetiver, abete, bay, cedro, legno di rosa, ginepro, sandalo. Hanno un’azione calmante, stabilizzante e tranquillizzante.

L’erboristeria medioevale e l’alchimia suddividevano invece gli oli essenziali secondo i 4 elementi, aria, fuoco, terra, acqua, correlati rispettivamente agli umori ippocratici e relativi caratteri: sanguigno, collerico, melanconico, flemmatico.  A questa suddivisione quaternaria degli oli essenziali in base agli elementi naturali ne seguivano altre duali (maschili e femminili) e ternarie (cardinali, fissi, instabili). La stessa divisione trovava applicazione nei 12 segni zodiacali, motivo per cui è possibile individuare una stretta corrispondenza tra aromaterapia e astrologia: avremo cioè per ogni segno zodiacale degli oli essenziali che lo rappresentano e che lo riequilibreranno in caso di necessità.

zodiaco-oroscopo

 

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